Jun 24

Davide Manico per “Choreographic Collision Part 2”: una nuova drammaturgia per la danza

Davide Manico è stato selezionato da Ismael Ivo, direttore artistico della Biennale Danza Contemporanea di Venezia per il progetto “Choreographic Collision Part 2“: percorso di ricerca coreografica per una nuova drammaturgia della danza contemporanea organizzato a cura dell’Associazione Culturale Danzavenezia. All’interno del 6 Festival di Danza contemporanea Davide in questi giorni sta presentando, insieme ad altri tre giovani coreografi, una nuova composizione coreografica sul tema della “Bellezza“. Il 6 Festival Internazionale di Danza infatti parla di “Beauty“, tema con il quale il direttore Ismael Ivo estende la ricerca sul corpo, già protagonista delle ultime edizioni e che ha ispirato la performance di teatro danza di Davide Manico. La sua creazione coreografica ha visto la collaborazione di Lutz Gregor, regista e visual designer, il contributo di Karl Schreiner coreografo e danzatore, il supporto di Paki Zennaro, musicista e compositore, e la supervisione organizzativa di Viviana Paulucci di Associazione Culturale Danzavenezia.

Con Davide Manico partecipano al progetto Federicapaola Capecchi, Cristine Sonia Baraga, ed Eleonora Folegnani.

Le loro coreografie presenti all’interno del programma di danza del 6 Festival Internazionale di Danza, negli spazi di Telecom Future Centre (Campo San Salvador - Venezia) continuano il 24 e il 25 giugno alle 19.00.

Per maggiori informazioni sul 6 Festival Internazionale di Danza:

http://www.labiennale.org/it/danza/programma/2008/it/79012.html

2 Responses to “Davide Manico per “Choreographic Collision Part 2”: una nuova drammaturgia per la danza”

  1. Paolo De Luca Says:

    LA CRITICA E’ IN SUPERFICIE
    Un’altra occasione sprecata in Italia

    Sabato 14 giugno aprono i battenti delle corderie dell’Arsenale a Venezia. Il Simposio sul tema “Bellezza” apre i lavori della 6 Biennale Internazionale della Danza Contemporanea e introduce addetti ai lavori e giornalisti a riflessioni, alcune ardite e coraggiose, sul limite del senso contemporaneo di bellezza, e auspica il frantumarsi di queste gabbie estetiche attraverso l’arte e la danza. Wow! Peccato che il pubblico sia poco, quello “normale” intendiamoci, perché di addetti ai lavori è pieno. Non è stata prevista un’apertura al pubblico per il Simposio: è ad inviti nominali. Un’idea efficace per allontanare ancora di più le persone dalle manifestazioni di danza e alimentare la convinzione che danza e teatro siano un passatempo di una elite un po’ agee. Sì perché di giovani ce ne sono proprio pochi, 6, forse 7. Peccato perché quel pubblico “normale” sceglie cosa andare a vedere, è quello cui gli artisti si dovrebbero rivolgere, è quello che sancisce la morte o la rinascita di un linguaggio. Tra una pausa e l’altra del Simposio si chiacchiera. E si reincontrano gli stessi volti con i quali si è bevuto un calice di vino all’ultima conferenza stampa di Milano. La superficie delle azioni intorno alla danza in Italia fa sì che i discorsi sugli errori ideali e strutturali del senso odierno di bellezza vengano ascoltati solo da chi già pratica questa rottura estetica e da coloro che fingono di farlo in queste occasioni pubbliche. Sarebbe stato bello che fossero uditi dai giovanissimi che arrivano ad annullare se stessi per rientrare nei canoni attuali di bellezza. Tra una sigaretta e una pipì si richiacchiera e si scopre che la superficie della cose intacca anche l’informazione. Due giornalisti su tre non sapevano nulla dell’inserimento in cartellone di 4 giovani coreografi Italiani scelti tramite selezione internazionale da Ismael Ivo, direttore artistico della Biennale, Viviana Palucci e Manola Bettio, ideatrici di Choreographic Collision, per un progetto iniziato nel 2007 e approdato alla produzione di una performance sul tema della Bellezza. Un progetto ed un’iniziativa coraggiosi e innovativi. Credere nell’importanza di dare spazio ai “nuovi” non è da tutti. Già questo, in Italia, dovrebbe fare notizia. E invece niente! Certo, alla prima dei 4 italiani il solito giornalismo c’è, forse solo perché incapace di declinare un invito di Ismael Ivo. Vero, forse avrebbero dovuto dirgli che loro per principio non considerano e stroncano qualsiasi italiano calchi un palcoscenico. Come giustificare questo preconcetto? Effettivamente meglio presenziare e tacere. La superficie delle cose e delle azioni quindi fa sì che nessuno dei “rinomati” critici ne parli e che, invece, una giornalista del nord est seppellisca i coreografi italiani sotto pesanti affermazioni senza avere il mestiere per argomentarle. Forse il compito di un giornalista e di un critico è informare degli eventi – e Collision è un evento in Italia – e osservare, discutere, argomentare, commentare, fare critiche, anche negative perché no, ma costruttive. Chi scrive legge spesso critici come Cordelli, Girardi, Quadri, che di stroncature ne hanno fatte eccome, ma sempre rispettando l’artista, argomentando il loro giudizio negativo. Chi scrive pensa fermamente che un giornalista avrebbe il dovere di seguire una cosa nuova, che gli piaccia o meno, invece di continuare solo a lodare i soliti già visibili e affermati. Sarebbe stato bello che qualche critico scrivesse di Collision e dei 4 coreografi italiani. Per dare loro l’opportunità di confrontarsi anche con chi, a torto o meritevolmente, detiene la parola della danza. Costruttivamente, ovvio. Di insulti è pieno il nostro tempo e ne siamo capaci tutti. Peccato, un’occasione persa. Ma in Italia va così, sempre. Forse per questo gli invisibili in Italia vanno all’estero e lì emergono e lavorano.

  2. Cristine Sonia Baraga Says:

    FORSE NE è VALSA LA PENA

    Chi scrive è uno dei quattro giovani coreografi,citati dal commento qui sopra.
    Innanzitutto,wow.
    Il commento qui pubblicato,mi fa alzare lo sguardo,e ringraziare.
    Per me,è la prova,che il lavorare a testa bassa, tencemente, investendo nei progetti rischiosi,che arrichiscono professionalmente e umanamente,ma non economicamente o praticamente,vengono recepiti,cercati,dalle persone.
    Il pubblico è composto non solo da specialisti,ma individui,esseri pensanti,
    che girano,cercano,curiosano,ed apprezzano le proposte altre,ulteriori,
    diverse e coraggiose.
    La ricerca,per sua definizione,non dà sempre risultati finiti subito.
    Ma immediata è la percezione di un senso,la condivisione,la messa in discussione,la ricerca di significato e il piacere di essere in sintonia, di capire ciò che si vede:per me significa vivere nel mio tempo.
    E quando,come ora,trovo che un altro individuo a me sconosciuto,senza conoscere tutti gli antefatti, vede e descrive così chiaramente la situazione,penso: Ne VALE LA PENA. Di combattere le ottusità, di lasciar correre i vecchi metodi e perseverare nella propria idea,di appoggiare chi investe nel nuovo,di lottare per sopravvivere ogni giorno.Lasciando perdere ogni comodo adattamento al gusto,stile,pre-esistente.
    Chi non dialoga,non vuole né vedere,né capire,risulta misero nello spirito e noiso,nel suo voler godere solo di ciò che già conosce,del prevedibile.
    Non voglio negare l’importanza del passato e delle esperienze accumulate,ma se noi viviamo solo grazie all’evoluzione e adattamento ambientale della specie,se ci fossilizziamo,appunto,cessiamo di vivere e restiamo come mera testimonianza del passato.
    E ci sono già fossili ben più importanti di noi.
    Non ci conviene invece andare avanti,e magari creare, sì, l’ennesima testimonianza di un’evoluzione epocale?
    Io credo che in Italia,esiste, lavora e produce, molto,al di fuori dei circuiti delle notizie,degli adetti al lavoro,una generazione numerosa di giovani artisti di alta qualità,che ricerca seriamente e a scapito del benessere economico.
    Questo è un discorso attualissimo,che sottolineo non riguarda solo il settore scientifico-tecnologico,ma è fondamentale in ambito artistico-culturale.

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