Mar 16

Luigi Le Voci, l’ultimo grande artista bohemien

Dell’artista Luigi Le Voci – originario di Castrovillari, ma tramutatosi rapidamente in amante passionale delle grandi città europee – hanno scritto, negli anni, firme importanti del panorama critico italiano, da Luigi Carluccio a Giovanni Arpino, Massimo Mila e Marziano Bernardi. Fu proprio quest’ultimo – storico critico del quotidiano La Stampa – a scoprirlo, seguirlo e sostenerlo negli anni passati dall’artista a Torino, prima come studente della facoltà d’architettura e poi ribelle e idealista promotore di se stesso con l’apertura, nel 1976, dello Spazio Le Voci, in cui esponeva le sue opere per venderle direttamente al pubblico, saltando a piè pari il mondo delle gallerie d’arte. «Un romantico nel senso Ottocentesco della parola», così lo definiva il grande critico torinese, «candidamente emotivo […], d’una assoluta sincerità di sentimenti, che osa dipingere dei violinisti in estasi, dei frati invasati di misticismo alla Greco, e ricupera i saltimbanchi del primo Picasso ma in chiave di passionalità disarmata». Ogni recensione dedicata al lavoro di Le Voci propone un’influenza nuova, un grande nome della storia dell’arte da accostare al suo gesto pittorico irrequieto e vivo, serpeggiante e frizzante in tracce concise, frammenti di segno, slanci e soprassalti di accenti: un tocco volante e guizzante alla De Pisis; e poi ancora Toulouse Lautrec, Velazquez filtrato attraverso Manet, il pizzico fiabesco alla Chagall e alla Utrillo. Questi riferimenti, che senza dubbio nobilitano l’artista, non devono però far pensare ad una mancanza di personalità. Le Voci ha un linguaggio individuale che si inserisce nella tradizione dei pittori di strada e che fa di lui l’ultimo grande bohemien; originale proprio per il suo legame alla figura in un periodo storico di costante fuga informale. Un linguaggio pieno di forza e di tensione lirica, fatto dell’irrequietezza demoniaca di un universo romantico. La sua pennellata, ora corposa e opulenta, ora levigata fino a rasentare la velatura, è stata capace di cogliere scorci caratteristici di città quali Parigi, Torino e Milano, restituendone delle cartoline animate. Grazie ad un ben miscelato impasto di agilità pittorica, perizia grafica e freschezza, è sempre riuscito a sottrarre le immagini all’ovvietà, facendone dei quadri pieni di garbo e coinvolgente allegria. È ciò che accade anche per gli oltre quaranta dipinti che compongono questa personale che gli dedica il MACA – Museo Arte Contemporanea Acri – in collaborazione con la BCC Mediocrati di Rende (Cs) –, e che rappresentano l’ennesima sensuale frattura che il pittore intende aprire nella rigidità del mondo. Le Voci è un artista profondamente europeo, come sapevano esserlo i suoi colleghi del XIX secolo. I suoi gesti rapidi, eppure vigorosi, fatti di una tecnica ricca di preparazione didattica trasfigurata attraverso un animo irrequieto ed una fantasia esuberante, vivificano gli angoli parigini così come le strade di Milano ed i panorami calabresi di cui sono rievocati i teneri fantasmi attraverso pennellate che sbocciano come fuochi d’artificio.

Mostra: Luigi Le Voci, l’ultimo grande artista bohemien
Luogo: MACA – Museo Arte Contemporanea Acri
Palazzo Sanseverino, Piazza Falcone 1, 87041, Acri (Cs)
Curatori: Boris Brollo, Federico Bria
Periodo: 27 marzo – 30 maggio 2010
Vernissage: 27 marzo 2010 ore 18
Orario: 9-13 e 15-19, chiuso il lunedì
info: Museo – tel. 0984953309; Ufficio stampa MACA – tel. 0119422568
maca@museovigliaturo.it www.museovigliaturo.it

Mar 11

Mostra personale di Andrea Francolino a la Galerie 208 di Parigi

La Galerie 208 vi invita alla personale di Andrea Francolino
Dal 18 marzo  al 14 aprile 2010

Vernissage: giovedì 18 marzo
dalle 19.00 alle 21.00

L’artista sarà presente all’inaugurazione

La Galerie 208 Chicheportiche ospita la personale di Andrea Francolino. Patricia Chicheportiche, è l’ideatrice di questo luogo d’incontro con artisti internazionali che trattano temi dell’universo dei mass media e dell’opinione pubblica, con lo scopo di acquisire una visione prospettica dell’evoluzione del nostro contemporaneo.

In questo momento storico fatto di summit sull’ambiente, crisi economica e spazzatura invadente, l’arte consumistica & consumata di Andrea Francolino testimonia il nostro vivere contemporaneo. L’artista seleziona i “miti” e li proietta su Packagings, Frontal Boxes, Frontal Bags e Frontal Labels. Uno scherzo, che tradotto in un linguaggio fatto di slogan, marchi e giochi di parole racconta molte cose con ironia lanciando messaggi spesso taglienti ma sempre immediati. Un gioco ironico, che non dimentica mai la realtà. Le domande che sorgono al momento di trasferire un’icona in un’immagine nuova, sono svariate: ma accomunate dalla rappresentazione. Da qui, la realizzazione pubblicitaria di soggetti (i cui corpi, messi in posa appartengono a perfetti sconosciuti) e miti che sarebbe fuori luogo vedere su cartelloni pubblicitari o sulle pagine delle riviste.  Ma che si trasformano in opere d’arte “consumistiche”. Icone sempre attuali, come Fidel Castro o il pittore Francis Bacon, vengono rivisitate da Andrea Francolino in maniera inusuale dettando chiari inviti al consumismo capitalistico. È per questo motivo che Fidel diventa “Lidl” o Francis Bacon, interprete del dolore di vivere, mangiucchia solitario l’omonimo hamburger: Mc Bacon. E ancora, Mao Tze Tung diventa Miauz nell’istante in cui viene sorpreso a cucinare un gatto con contorno di crocchette. In questo caso, ironicamente, si gioca sul nome e sul fatto. Come per Michael Jackson, trasformato in “plus blanc de blanc” grazie al noto detersivo; e della sua amica del cuore, l’attrice Liz Taylor famosa per i suoi gioielli kolossal, che viene sì riprodotta nel massimo della sua bellezza, ma sgranocchia crackers in felpa e jeans.

L’ironia è un ingrediente ricorrente dell’arte di Francolino, ma non l’unico. Diventa un mezzo comunicativo per raccontare l’epoca che stiamo vivendo, un’epoca in cui il contenitore è più importante del contenuto. E il consumismo sfrenato ci vede il più delle volte gettare l’involucro, il “packaging” ancora intriso di quel prodotto che non abbiamo del tutto consumato. Oggi (ed è qui che l’artista punta il dito accusatore) si utilizzerebbe chiunque pur di vendere un prodotto. A prescindere da chi è stato, o cosa abbia fatto. Di conseguenza, il “packaging” si evolve ingigantendo la parte anteriore e trasformandosi in Frontal Box, Frontal Bag e Frontal Label per sottolineare una dismisura che a sua volta viene presentata nelle 3 classiche misure Small, Medium, Large. Ma c’è di più. L’insoddisfazione sociale ci spinge a sfogarci nello shopping compulsivo, e la malsana abitudine allo spreco ci fa comprare sempre di più senza preoccuparci che la maggiorparte di ciò che abbiamo acquistato scadrà nello scaffale della dispensa senza essere consumato. Ecco, allora, le nuove opere chiamate Compulsive che vedono la smodata ripetizione del prodotto. Come il detergente spray “KILL IT BANG!”, che analizza un tema scottante come l’assassinio di leaders politici e non, raffigurati nel cronologico ordine della loro morte, lasciando ai posteri l’interrogativo (ToBe Continued) di chi sarà il prossimo. Perché dietro alla loro morte si nasconde un interesse, politico o tristemente economico? Arte da scaffale, arte che si serve di soggetti improbabili che facciano da “testimonials”. Arte che diventa archeologia contemporanea. Arte che racconta al futuro ciò che è stato il nostro presente. Attraverso i prodotti che abbiamo consumato. di Stefano Bianchi

In collaborazione con la galleria Fabbrica Eos di Milano.

Galerie 208 Chicheportiche

208 bvd Saint Germain, 75007 Paris

T/F : +33 1 42 50 30 24 / contact@galerie208.comwww.galerie208.fr

Press Office -  Andrea Francolino:
Eleonora Tarantino
Press&Media
Tel: +39 02 55010760
pressmedia@coolmag.it

Informazioni pratiche:
Orari:      Lunedì: 14h-19h
Martedì-Sabato: 10h-19h
Metro:     Saint-Germain-des-Prés (Linea 4)
Rue du Bac (Linea 12)
Bus : 39, 63, 70, 86, 87, 95, 96

Mar 10

Helena Markus propone il meglio dell’arte Giapponese

Nella sua galleria di Milano che non a caso si chiamava “Japanese Works of Art“, Helena Markus, fin dal 1986, ha esposto quanto di meglio si potesse trovare per le opere di antica arte Giapponese.

Con una grande esperienza nel settore e dopo lunghi anni di ricerche ed un “Master of Arts” ottenuto all’Università di Oxford, Helena Markus è non solo una grande appassionata di cultura ed arti Giapponesi, ma una vera e propria esperta in questo affascinante e difficile settore, dove per poter valutare e conoscere bene ogni pezzo è necessaria una conoscenza approfondita delle tecniche e della storia del Giappone.

Trasferitasi da pochi anni in Piazza della repubblica a Milano, in un bellissimo spazio situato vicino alla propria abitazione, Helena Markus ha cambiato la denominazione della propria attività in “Helena Markus Antique Japanese Screens” per porre ancora di più l’accento su questa sua specializzazione in paraventi Giapponesi e in vere e proprie opere d’arte realizzate nel paese del sol levante.

Helena markus nel corso degli anni, ha pubblicato molti libri su questo argomento, ha realizzato cataloghi ragionati creati per le varie mostre che si sono tenute sia in galleria ma anche in altre locations, e ormai da molti anni è un aprotagonista di tutte le principali mostre antiquarie della città e internazionali.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti si può consultare il sito web www.orientalart.it dove traspare l’amore per questa terra e per la sua arte, fatta di antichi dipinti, di stupendi antichi paraventi, pannelli e xilografie che trasmettono tutta la ricchezza e la raffinatezza di questa millenaria civiltà.

Orientalart – Tel 02 65.75.794 – Fax 02 92.87.71.68

Mar 03

Novecento a Napoli (1910-1980) per un museo in progress

Conferenza stampa
Napoli, Castel Sant’Elmo
4 marzo 2010 – ore 12.00

Nato da un progetto di Nicola Spinosa, il Museo intende documentare, attraverso una selezione condotta con metodo storico-critico, quanto realizzato a Napoli nel corso del Novecento, entro i limiti cronologici indicati, nel campo della produzione artistica; in particolare, da quanti si applicarono, in quegli anni, soprattutto o quasi esclusivamente, in pittura, scultura e in varie sperimentazioni grafiche. Così da costituire uno strumento indispensabile, ma in città fino a oggi del tutto assente o quasi, perché dell’ arte a Napoli nel secolo scorso possano essere adeguatamente evidenziati, come per altri aspetti e momenti della precedente vicenda artistica documentati in vari musei napoletani, ma non solo, tendenze e scelte, ruoli e incidenze, nel campo più vasto delle diverse esperienze condotte in altri ambiti culturali, sia locali che nazionali e internazionali.

Per questo nuovo Museo, che si aggiunge alle altre strutture affini dipendenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, realizzato, intenzionalmente e significativamente negli spazi del Carcere Alto di Castel Sant’Elmo adiacenti la Biblioteca e la Fototeca di Storia dell’Arte aperte al pubblico, sono state selezionate ed esposte circa 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani, ma con l’aggiunta anche di alcune presenze di artisti non napoletani, che con ruoli diversi furono attivi in città.
Si tratta di un nucleo notevole di dipinti, sculture, disegni o incisioni costituito integralmente con opere provenienti dalle stesse raccolte museali della Soprintendenza, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e, soprattutto, con donazioni o con la formula del ‘comodato’, oggi sempre più diffusa in Italia e da tempo all’estero, di generosi artisti e collezionisti privati. Con il programma o l’auspicio che si tratti solo di un primo nucleo, che, con gli anni a venire, possa ulteriormente accrescersi, così da documentare altri, diversi e successivi aspetti della produzione artistica napoletana, ma non solo, del secolo scorso, per i quali al momento si è ritenuto più opportuno sospendere ogni giudizio critico non basato su sempre indispensabili basi storiche.

La scelta degli artisti e delle opere è stata curata da Angela Tecce, direttrice del complesso di Castel Sant’Elmo, con la costante collaborazione dello stesso Nicola Spinosa, mentre la realizzazione del Museo si è resa possibile per il diretto coinvolgimento nel progetto della Regione Campania-Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali, con l’utilizzo dei fondi disponibili grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea POR- FESR Campania 2007-2013.
La Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee ha concorso, per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla realizzazione dei relativi apparati didattici, informativi e audiovisivi. Con il contributo di Italcoat, Metropolitana di Napoli, Seda Group.

‘Novecento a Napoli’ si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitré (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta); dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal Gruppo ‘Sud’ al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all’Informale o al Gruppo ’58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare riferimento, ma non solo, alle Sperimentazioni Poetico-visive e all’attività dei gruppi legati alle esperienze condotte nel campo del sociale. Fino all’ultima sezione, dove è documentata l’attività di quanti, pur continuando a operare dopo l’80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio, prima che il terribile sisma del 23 novembre colpisse e segnasse nel profondo realtà e prospettive di Napoli e di altre aree meridionali.

Sono state, pertanto, selezionate ed esposte opere di: Carlo Alfano, Enrico Baj, Mathelda Balatresi, Renato Barisani, Guido Biasi, Andrea Bizanzio, Giovanni Brancaccio, Giannetto Bravi, Emilio Buccafusca, Enrico Bugli, Francesco Cangiullo, Giuseppe Capogrossi, Luciano Caruso, Guido Casciaro, Giuseppe Casciaro, Luigi Castellano (Luca), Raffaele Castello, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Francesco Clemente, Carlo Cocchia, Mario Colucci, Mario Cortiello, Salvatore Cotugno, Luigi Crisconio, Edgardo Curcio, Renato De Fusco, Lucio del Pezzo, Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, Armando De Stefano, Gianni De Tora, Fortunato Depero, Giuseppe Desiato, Bruno Di Bello, Gerardo Di Fiore, Carmine Di Ruggiero, Baldo Diodato, Salvatore Emblema, Francesco Galante, Saverio Gatto, Vincenzo Gemito, Manlio Giarrizzo, Edoardo Giordano (Buchicco), Franco Girosi, Emilio Greco, Raffaele Lippi, Nino Longobardi, Luigi Mainolfi, Antonio Mancini, Giuseppe Maraniello, Tommaso Marinetti, Stelio Maria Martini, Umberto Mastroianni, Rosaria Matarese, Elio Mazzella, Luigi Mazzella, Emilio Notte, Mimmo Paladino, Maria Palliggiano, Franco Palumbo, Rosa Panaro, Edoardo Pansini, Guglielmo Peirce, Augusto Perez, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Gianni Pisani, Carmine Rezzuti, Clara Rezzuti, Paolo Ricci, Guglielmo Roehrssen di Cammarata, Errico Ruotolo, Corrado Russo, Mimma Russo, Quintino Scolavino, Domenico Spinosa, Bruno Starita, Federico Starnone, Tony Stefanucci, Guido Tatafiore, Ernesto Tatafiore, Giovanni Tizzano, Ennio Tomai, Raffaele Uccella, Maurizio Valenzi, Antonio Venditti, Gennaro Villani, Eugenio Viti, Elio Waschimps, Natalino Zullo.

Il Museo dispone, inoltre, di un catalogo edito da Electa, con le presentazioni del Presidente della Giunta Regionale Antonio Bassolino, del Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee Roberto Cecchi e del Soprintendente Lorenza Mochi Onori; una premessa di Nicola Spinosa, una introduzione della Direttrice Angela Tecce; e con saggi critici di Maria Antonietta Picone Petrusa, Angela Tecce, Mario Franco e Aurora Spinosa, Katia Fiorentino.

Organizzazione Civita

Didattica: Le Nuvole\Pierreci\Progettto Museo
Video di Mario Franco

Orario: tutti i giorni ore 10-19; martedì chiuso
Ingresso: € 3,00
Informazioni: 848 800 288;dall’estero e dai cellulari 0039.06.39967050

Ufficio stampa:
Soprintendenza, Simona Golia tel. 081 2294478 fax 081 2294498;
polomusna.uffstampa@arti.beniculturali.it
Civita, Barbara Izzo, Arianna Diana tel. 06 692050220-258; izzo@civita.it
Electa Enrica Steffenini tel. 02 21563433; elestamp@mondadori.it;
Carolina Perreca tel. 081 4297435; comunicazione.napoli.electa@mondadori.it

Il Museo verrà inaugurato giovedì 4 marzo, alle ore 18.00
Sarà aperto al pubblico da venerdì 5 marzo

Mar 02

Le offerte di Ars Hotels Firenze per una mostra imperdibile: De Chirico, Ernst, Magritte e Balthus a Palazzo Strozzi

In occasione della mostra De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile, al Palazzo Strozzi di Firenze fino al 18 luglio 2010, la catena alberghiera Ars Hotels Firenze propone speciali pacchetti di soggiorno nei suoi hotel.

La mostra allestita a Firenze è un evento imperdibile per tutti gli appassionati d’arte: attraverso l’esposizione di 100 opere, De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile si propone di evidenziare l’effetto contagioso che ebbe la pittura di De Chirico per tutti gli artisti che abbracciarono lo stile metafisico (Carlo Carrà, Giorgio Morandi), ma anche per tutte le altre correnti artistiche che sorsero in quel periodo, scaturite proprio dallo stile rivoluzionario di De Chirico: artisti come Arturo Nathan, Pierre Roy e Alberto Savino vissero tra Metafisica, Realismo Magico, Surrealismo e Neo-Romanticismo.

Il sottotitolo della rassegna – Uno sguardo nell’invisibile – prende spunto da un’affermazione di Giorgio de Chirico, che sin dall’inizio del suo percorso scrisse che lo scopo della pittura non doveva essere di riprodurre ciò che già vediamo in natura, ma soprattutto far vedere ciò che non si può vedere. Non solo, quindi, trasferire e ricreare emozioni, ma indurre nello spettatore, attraverso un sofisticato sistema di selezione e di riproduzione delle immagini, le stesse intuizioni sperimentate dall’artista sul significato profondo del mondo e delle cose.

In occasione di questa spettacolare mostra-evento Ars Hotels Firenze è lieta di ospitare, nei suoi quattro hotel nel cuore di Firenze, studiosi e semplici appassionati di arte del Novecento, un’occasione davvero unica per approfondire la conoscenza della pittura metafisica e trascorrere qualche giorno in una delle più belle città d’arte d’Italia, rinomata in tutto il mondo.

Tutte le offerte di Ars Hotels Firenze per la mostra De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile comprendono due notti in camera superior con colazione a buffet, due biglietti per la mostra, convenzioni con ristoranti, una guida cartacea su De Chirico e la pittura metafisica.

Fonte: Ars Hotels